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Il Collegio

Era la mattina di un lontano 1969 e venivo accompagnato da mia Mamma in quella che sarebbe stata la mia casa per tre anni a venire: mi accompagnava in Collegio a Desenzano per iniziare a frequentare le scuole medie.
Ricordo un’enorme camera con tanti letti ed a fianco il relativo armadietto in ferro.
Mia Mamma, con tutta la cura che una Mamma può avere per un figlio, mi ripone la biancheria nell’armadietto e una volta sistemato il tutto e non prima di avermi fatto un sacco di raccomandazioni, mi salutava con qualche lacrimuccia e, con un bacio, mi lasciava da solo in quella enorme camerata.
Mi sono seduto sul letto ed ho cominciato a guardarmi attorno: il nulla. Solo tanti letti bianchi ordinati e lindi e due termosifoni al centro dello stanzone.
Avevo 11 anni e per la prima volta mi trovavo lontano dai miei affetti, dal mio Paese di campagna e dai miei amici d’infanzia.

Così come nella vita: il significato di Leadership

Ad un certo punto sento degli schiamazzi e, affacciandomi alla finestra della camera, vedo dei ragazzi che stavano giocando a pallone.
Scendo nel cortile e mi sistemo ai bordi del campo guardandoli giocare. Uno dei ragazzi si infortuna leggermente ed esce dal campo. Immediatamente, quello che sembrava “il Capo”, si rivolge a me con piglio severo e mi urla: “Ehi, tu, sei capace di giocare a pallone?” Io: “Abbastanza”; il Capo: ”Bene, allora entra e vai a fare il difensore !”.
Avevo capito che Lui, essendo il Capo, doveva far valere la Sua forza e autorevolezza.
Dopo poco che giocavo il Capo mi si avvicina e mi dice: ”Ma tu giochi molto bene! Come Ti chiami?”. In quel momento ho capito che avevo ottenuto un riconoscimento di carattere “sociale”, molto importante in quell’ambiente.
Il fatto di saper far bene una cosa, mi ha permesso di ritagliarmi un ruolo importante all’interno del Collegio. Non ero più il piccolo e sconosciuto ragazzo di campagna fiero figlio di Agricoltori.

Così come nella vita: il significato di Leadership

Il Capitano

Ero poi diventato il capitano della squadra del Collegio e quindi rispettato da tutti ma soprattutto rispettoso verso tutti e tutti riconoscevano il mio ruolo perché non ero “Il Capo”, ma una persona che giocava si bene a calcio, ma che aveva assoluto bisogno della collaborazione degli altri per vincere le partite.

Come Capitano avevo il dovere di dimostrare fiducia nei loro confronti, sostegno e sacrificio e ricevere da Loro fiducia, sostegno e sacrificio.
Non volevo essere “Il Capo” ma “il Capitano”. E così è stato.

Così come nella vita

È solo così che si riesce a fare squadra, solo così si giocano le partite ed è solo così che si riesce a capire il merito di ciascuno.
Questo deve succedere nella vita di tutti i giorni. Tutti noi facciamo parte di una “Squadra” chiamata “azienda” ed ognuno di noi, che sia Dipendente, Datore di lavoro o Professionista, non deve produrre solo ricchezza, ma anche serenità per chi ci sta intorno e infondere fiducia, collaborazione e sostegno.
Il Capo è colui che comanda una squadra. Il Capitano è colui che la porta alla vittoria, valorizzando e riconoscendo l’indispensabile lavoro di tutti.

Carlo Conzadori

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