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Con la prossima entrata in vigore nel 2020 degli indici dell’allerta, come previsto dall’art. 13, co.2 del nuovo codice della crisi e dell’insolvenza, aumentano le misure previste dalla legge per la preventiva e tempestiva individuazione dello stato di crisi di un’impresa.

 

La riforma, essendo obbligatoria per l’impresa, può da subito destare qualche preoccupazione agli occhi dell’imprenditore, a partire dal tipo di attività di controllo da inserire in azienda attraverso gli indici e, non da ultimo, dal costo di tali interventi.

 

Tale riforma non deve però spaventare l’imprenditore.

 

Tali interventi sono stati introdotti al fine di attuare la possibilità di intercettare in tempo quella tensione economica e finanzaria, che altrimenti potrebbe avere rigide conseguenze sul rating bancario e divenire per l’impresa una crisi non più reversibile.

 

Stiamo parlando di variabili economiche, patrimoniali e, soprattutto, finanziarie che devono essere monitorate e ragionevolmente pianificate; spesso infatti si parla dell’importanza del fattore tempo sia nella prevenzione della crisi aziendale, sia nella gestione e pianificazione della stessa.

 

Secondo quanto espresso recentemente dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili sono stati elaborati definitivamente gli indici di allerta, oggetto di tale riforma, idonei a presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa:

 

Gli indici sono i seguenti:

  1. patrimonio netto negativo;
  2. DSCR a sei mesi inferiore a 1;

iii. qualora non sia disponibile il DSCR, superamento congiunto delle soglie più avanti descritte per i seguenti cinque indici:

  1. indice di sostenibilità degli oneri finanziari in termini di rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato;
  2. indice di adeguatezza patrimoniale, in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
  3. indice di ritorno liquido dell’attivo, in termini di rapporto da cash flow e attivo;
  4. indice di liquidità, in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;
  5. indice di indebitamento previdenziale e tributario, in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo.

 

Sicuramente il più evidente è il primo, già rilevante anche prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della crisi, ma credo che il più rappresentativo di questa riforma sia, il Debt Service Coverage Ratio (DSCR), ovvero il tasso di copertura del debito in base ai flussi di cassa liberi, visto in ottica prospettica nei 6 mesi futuri.

 

Rilevante soprattutto per questo indice sarà in questo caso è il ruolo dell’advisor nel calcolare l’indice, in quanto differentemente dagli altri che appaiono nel bilancio senza particolari calcoli o riclassifiche, il DSCR necessita di una analisi approfondita del bilancio, della sua riclassifica, della stima prospettica dei flussi di cassa e del calcolo del peso finanziario dell’indebitamento aziendale.

 

Sempre più attivo e necessario sarà dunque il ruolo del professionista advisor nell’effettuare le previsioni relative all’andamento prospettico della gestione, oltre che nel calcolo e monitoraggio degli indici relativi alla sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa.

 

La riforma in questione, seppur obbligatoria per l’azienda, non deve spaventare l’imprenditore, ma al contrario rassicurarlo sulla “tenuta” finanziaria della propria impresa.

 

Si tratta di interventi che normalmente vengono già implementati nelle medie imprese per governare la propria azienda senza incappare in difficoltà finanziarie interne e con gli istituti di credito.

 

Il significato più importante di questa riforma va visto però sotto un altro aspetto, cioè quello di accrescere e aggiornare le conoscenze economiche e finanziarie dell’imprenditore, che oggi è giocoforza obbligato a controllare un insieme di variabili d’impresa che un tempo non era necessario conoscere in profondità.

 

Si tratta quindi di incrementare l’approccio manageriale nelle piccole aziende, infondendo più sicurezza e, soprattutto, autonomia nel medio termine.

 

Good Partners rimane a disposizione per approfondire il tema.

 

Giammaria d’Amico

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