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Nel lontano 2001 feci un viaggio in Giappone, dove vissi esperienze molto stimolanti a contatto con Maestri che mi hanno insegnato il valore e il senso più profondo della disciplina, senza la quale non può esserci miglioramento personale né professionale.

Mi capita spesso di sentire persone lamentarsi nel dire di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi, o, peggio ancora, di essere estremamente sfortunate o, addirittura, di rassegnarsi al fatto che le cose non vadano come vogliono loro. 

Ogni volta mi chiedo: avranno fatto ciò che era necessario? Avranno seguito una procedura, un percorso oppure si sono mosse senza una direzione, senza regole? 

Ci vuole un impegno costante e disciplinato per realizzare un obiettivo, altrimenti i risultati saranno sfuggenti e deludenti. Questo significa perfezionare anche un’abilità nella gestione del nostro tempo, considerando le priorità. 

Ci vuole disciplina nel fare tentativi, proprio quando quella voce fastidiosa all’interno della nostra mente ci frena per la paura di fallire. Ci vuole disciplina anche nell’ammettere i nostri errori e nel riconoscere i nostri limiti. 

La disciplina si colloca nel tempo che intercorre tra l’essere consapevoli della necessità di un’azione e l’atto di metterla in pratica.

Se la nostra consapevolezza e il nostro agire si verificano quasi contemporaneamente, allora abbiamo intrapreso il cammino di un’attività che porterà i frutti futuri. Se, al contrario, tra il momento della consapevolezza e la nostra “messa in opera” trascorre un tempo eccessivo, siamo nella dimensione della procrastinazione, quasi l’esatto opposto della disciplina, ovvero il tempo in cui nulla si compie e nulla si conclude.

La disciplina ci aiuta a darci delle regole, a stabilire le priorità, a indicarci il momento in cui agire, a non rimandare, a essere presenti e orientati, anziché permanere nel e può voler dire rinunciare a qualcosa. 

Certo, non possiamo pretendere di tenere in mano troppi legacci e tenerli sempre saldi; prima o poi qualcuno cede e noi allentiamo la presa, perdendo potere personale e sprecando occasioni. 

Negli ultimi tre anni, ho iniziato sempre più ad applicare il concetto di disciplina alla mia vita e posso dire con sincerità che tale scelta mi ha profondamente cambiato in positivo. 

Questa forma di rigore nel pensiero e nel comportamento mi sta portando a crescere ogni giorno e a migliorarmi. 

Attenzione, spesso quando si parla di disciplina, si pensa a una punizione o a qualcosa che crea dolore o che è particolarmente impegnativo.

La disciplina, al contrario, è un insieme di consapevolezze e azioni in grado di portare benessere nel lungo periodo: potremmo anche definirla un’alleata dell’amore per sé stessi. Certo, non si nasce disciplinati.  

Come ogni capacità va allenata in ogni ambito della nostra vita, nelle attività che portiamo avanti e che fanno parte di noi.  Disciplinarsi vuol dire avere cura e dedizione, quindi interesse autentico e volontà. Così la ricompensa sarà molteplice. Se, invece, optiamo per il benessere momentaneo (rimandare, stare a letto, anziché alzarsi presto, ecc.), sperimenteremo delusioni e rimpianti, abbassando il livello del nostro benessere e dell’autostima.  

È necessario allenare il nostro cervello e i nostri pensieri per raggiungere gli obiettivi prefissati, con metodicità e regolarità, ovvero con disciplina, rinforzando la motivazione che ci supporta nel seguire una direzione definita.

Tutti noi abbiamo la possibilità di raggiungere un obiettivo, se veramente ci crediamo.

Mi permetto però di spendere una critica verso il popolo italiano, così incredibilmente creativo e flessibile, in grado di darsi da fare, rispondere a ogni necessità, gestire le emergenze, ma estremamente (spero non per sempre) poco disciplinato. Questo è un vero peccato, perché se avessimo anche soltanto il 5% della disciplina giapponese, saremmo i numeri uno in più ambiti, mentre lo siamo soltanto laddove abbiamo un interesse specifico o una competenza in particolare che ci motiva e ci guida.  

La vera disciplina dev’essere un’attività a tempo pieno. 

Ci vuole disciplina per mettere ordine ai pensieri. 

Ci vuole disciplina per scalfire abitudini sedimentate. 

Ci vuole disciplina se si ha intenzione di cambiare le cose che non ci piacciono. Non basta soltanto lamentarsi o farsi abbattere: è necessario osare e andare oltre, preparando un “come” molto forte e un “perché” ancora più convincente. 

Ho imparato che, quando abbiamo realmente chiarezza sulla strada da seguire, ma se non ci attrezziamo per il viaggio, rischiamo di fermarci a metà strada.

L’aspetto più importante che si può trarre da queste riflessioni è che per diventare “grandi” bisogna saper rinunciare e impegnarsi più degli altri. 

Ci vuole disciplina per ottenere successo. 

Ci vuole disciplina per imparare dalle esperienze.

Ci vuole disciplina per vincere e questo articolo lo voglio indirizzare a tutte quelle persone che combattono ogni giorno per ottenere soddisfazioni. Non fermatevi!

Giuseppe Ravazzolo

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